Dàme è una rivista indipendente cartacea, fondata da Sara Augugliaro, che tratta del corpo delle donne* da diversi punti di vista: esperienze personali di donne, progetti artistici e fotografici, e collezioni di moda. La sua peculiarità sta nel fatto che ogni numero si concentra su una specifica parte del corpo. Nella Issue 01 si parla della pancia, che non è altro che
il punto di partenza per approfondire tematiche più generali e complesse. 

I temi chiave sono la normalizzazione ed accettazione del proprio corpo, il cambiamento
e la trasformazione delle forme e la prevenzione alla discriminazione, ma anche i confini di genere, la sessualità, l’inclusione, ed il ruolo che giocano moda e cultura nella percezione
di sé e degli altri. 

L’obiettivo è quello di rappresentare un cambiamento attraverso l’editoria indipendente, per lottare verso una giustizia sociale in cui le diversità fisiche, di genere e provenienza non siano sostenute come tali, ma tutelate perché qualità essenziali per arrivare ad una piena inclusione. 

 

La rivista è scritta in lingua inglese (munito di un inserto con la traduzione in italiano) perché è nato come progetto di laurea di Sara, studentessa di giornalismo di moda al London College of Fashion (University of the Arts London). La capitale britannica giova di una diversità importante e tematiche quali razzismo, discriminazione, identità di genere ed inclusione vengono trattate quotidianamente all’università. Perciò, Sara, provenendo da un piccolo paese di provincia in Italia, si è trovata immersa in una realtà culturale a lei prima quasi sconosciuta. A Londra è entrata in contatto con questa diversità in prima persona, per strada e in casa, e, studiandola, ha poi deciso di approfondire maggiormente questa tematica focalizzando la propria tesi di laurea sul movimento femminista e la body positivity. 

 

Dàme parte da due considerazioni: la body positivity non è affrontata nel magazine nella sua accezione mainstream, e certamente non è divulgata in maniera ‘urlata’ ed ‘imposta’. Questa scelta si basa su una ricerca attenta della cornice storica nel quale l’argomento si inserisce.  

Nella prima ondata del movimento femminista, in Francia ed Inghilterra, il movimento delle donne è un movimento volto a conseguire eguaglianza politica, sociale ed economica tra uomini e donne. Ricordiamo il diritto di voto e le suffragette. Negli anni Sessanta, soprattutto in America, i temi cari alle femministe sono invece la sessualità, lo stupro e la violenza domestica, di diritti riproduttivi, ma anche di parità di genere sul posto di lavoro. Sono anni di cambiamenti rivoluzionari: basta pensare che nel 1961 negli Stati Uniti viene messa in commercio la pillola contraccettiva, vi è la battaglia per l’aborto e il divorzio. Negli anni Novanta, con la terza ondata, le donne dei Paesi occidentali hanno quasi pari diritti e pari opportunità, tanto che qualcuno parla di “società post-femminista”. Ma le discriminazioni non sono affatto scomparse, soprattutto nel mondo del lavoro. Le femministe continuano quindi a lottare perché il divario salariale tra uomini e donne venga riconosciuto e colmato. 

In questo scenario si inserisce la body positivity, movimento sociale per mettere in evidenza i corpi non convenzionali, che ha quindi origini politiche nel movimento femminista: si parla non solo di emancipazione ma di una vera e propria liberazione dagli standard della società e dei media. Infatti, la body positivity non è una questione di bellezza ed autostima, non vuol dire amarsi al 100% così come si è ed allargare gli standard di bellezza per renderli più inclusivi. Gli standard erano già sbagliati in origine, perché fondati su classimo, transfobia, razzismo e grassofobia, e la bellezza non è un valore per cui si decide se una persona è valida o meno. Perciò, la body positivity a cui Dàme auspica è quella originale, non mainstream, che è volta a smantellare il concetto di bellezza e i canoni della performance femminile. Dàme non ‘urla’ agli altri di amarsi incondizionatamente: cerca di riscrivere semplicemente il modo di rappresentare la donna nei media di oggi affinché la diversità diventi la normalità, e sceglie la carta stampata per divulgare tale nuova rappresentazione.  

 

Il progetto è cartaceo perché si pone come una lettura slow, che si deve assaporare, godere e capire. Bisogna prendersi il proprio tempo per maturare considerazioni ed ulteriori spunti. Inoltre, tra le fake news del web, Dàme vuole essere una figura autorevole ed un punto di riferimento per queste tematiche. Tuttavia, Dàme non nasce solo come un magazine inclusivo, ma anche come una piattaforma, un luogo sicuro, una comunità, una fonte d’ispirazione e di conforto. Infatti, un’indagine condotta da Mental Health Foundation rivela che nell’ultimo anno un terzo degli adulti mondiali ha provato vergogna, insoddisfazione e preoccupazione per il proprio aspetto fisico. Il 96% sono donne. Questo progetto editoriale prende le mosse dall’idea che esiste una percezione soggettiva di una propria inadeguatezza rispetto a standard e convenzioni imposti dalla società e dagli altri; è un mezzo per sensibilizzare i lettori sulla visione della donna e le sue forme.

Tra le pagine di Dàme è possibile trovare approfondimenti ed interviste a donne comuni, designers ad artisti, che riflettono sul rapporto con il proprio corpo e quello degli altri e la propria esperienza in quanto esseri umani. 

 

In conclusione, si può dire quindi che in una società ancora patriarcale, in cui la diet culture,
il catcalling e le discriminazioni di genere sono all’ordine del giorno, il femminile passa attraverso la carta stampata. Dàme, distribuita da Frabs Publishing, mira a stimolare un dibattito sull'autoconsapevolezza, normalizzazione ed anche accettazione di sé partendo proprio dal corpo delle donne*, ciò che di loro è più denigrato e stereotipato, al fine di proporre approcci alternativi ed inclusivi. 

 

*Con il termine "donne", Dàme include la comunità LGBTQIA+.